è il taglio dei tuoi occhi che viaggia nell’intestino
il destino ci ha fatto incontrare
e poi ci ha fatto separare
vado al cesso
scarico la tua espressione e tiro l’acqua
da dove sono io ora
il tuo sguardo può arrivare fino al polesine
poi si spalma in tutto l’adriatico
e il mediterraneo da scoprire.
tutti i giorni saluto il mio amico rumeno e gli dico ci vediamo
e lui tutti i giorni mi dice vediamo
toglie sempre una parola ad ogni espressione
e poi lui tutti i giorni mi dice buonaappetito
e dice anche che le carrozzerie delle auto sono cambiate come gli uomini
e dice anche che quiItalia buttate troppo pane nei cassonetti, in Romania no buttare pane.
ognuno cerca di arrivare a sera
chi col sorriso congelato
chi con le lacrime congelate
con la smania di successo e la malinconia dietro la porta
lontano dai genitori che con la seicento uscivano a prendere il gelato
i vestiti psichedelici e le scarpe di vernice
di domenica.
a volte mi chiedo chi avrei incontrato nascendo altrove
forse solo piccoli lord con l’erbetta a tre centimetri nel giardino
forse solo piccoli rasta con l’erbetta messa ad essiccare
forse solo piccole prostitute aperte ai turisti occasionali
forse solo mosche in viso senza più voglia di scacciarle.
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giovedì 29 marzo 2007
venerdì 23 marzo 2007
lapide dell'est
mamma e papà
ricorderanno per sempre
il tuo sorriso
diciott’anni.
ciglio della statale per l’aeroporto.
ora accanto al nero marmo lucido
c’è un’alta ragazza dell’est che fa del bene.
bene.
e la vita continua direbbe sempre vasco il grande
che negl’ occhi gli si legge la voglia di tornare
Timisoara di notte fra la musica e i sogni
fra i padroni e i goldoni
fra l’italia che va e la sera che si spegne.
ricorderanno per sempre
il tuo sorriso
diciott’anni.
ciglio della statale per l’aeroporto.
ora accanto al nero marmo lucido
c’è un’alta ragazza dell’est che fa del bene.
bene.
e la vita continua direbbe sempre vasco il grande
che negl’ occhi gli si legge la voglia di tornare
Timisoara di notte fra la musica e i sogni
fra i padroni e i goldoni
fra l’italia che va e la sera che si spegne.
sabato 3 marzo 2007
oggi tramonto
mia mamma è stufa di me
anzi mia mamma è arcistufa di me
è da gennaio che è così
e mi vuole sbattere fuori casa.
i tuoi occhi brillano su di me ma la tua bocca non sta sorridendo
cerchi comprensione per ciò che hai fatto
ma io sono già altrove
e non ti conosco non voglio conoscerti
per non pensare per non fermarsi per non accudire per non morire
davanti a un mondo in movimento in cui tutti sono in movimento.
a cadiz il mare se lo inghiotte
e gli parla una lingua caliente
da sotto terra negli inferi di una vita travagliata
e chi a destra e chi a sinistra si viaggia nel magma del pianeta
galleggiando sui petali di questa margherita surriscaldata.
sto scrivendo lunghe liste di nomi che ho incrociato al volante
schiacciando i pollici all’interno della pelle
la nuca si allontana dallo specchietto retrovisore
e il sole si spegne dietro il mare.
mi inchino e me ne pento.
anzi mia mamma è arcistufa di me
è da gennaio che è così
e mi vuole sbattere fuori casa.
i tuoi occhi brillano su di me ma la tua bocca non sta sorridendo
cerchi comprensione per ciò che hai fatto
ma io sono già altrove
e non ti conosco non voglio conoscerti
per non pensare per non fermarsi per non accudire per non morire
davanti a un mondo in movimento in cui tutti sono in movimento.
a cadiz il mare se lo inghiotte
e gli parla una lingua caliente
da sotto terra negli inferi di una vita travagliata
e chi a destra e chi a sinistra si viaggia nel magma del pianeta
galleggiando sui petali di questa margherita surriscaldata.
sto scrivendo lunghe liste di nomi che ho incrociato al volante
schiacciando i pollici all’interno della pelle
la nuca si allontana dallo specchietto retrovisore
e il sole si spegne dietro il mare.
mi inchino e me ne pento.
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