venerdì 19 novembre 2010

chicago underground duo

Rob Mazurek. Entro nel locale e lo trovo seduto ad un tavolino lassù in cima, viso provato, sguardo sul pianoforte là sotto, apparentemente, perchè il suo sguardo penetra molto più sotto, quasi nel profondo degl'inferi. Non una parola con il batterista, suo compagno di cena e di chissà quali altri pensieri. Bottiglie, bicchieri, vuoti. Ventidue e dieci, si alza, sale sul palco, mette l'olio ai pistoni della cornetta, ma la posa e si siede al pianoforte. Pianoforte marchiato Verde, no comment. Chad Taylor intanto ha dato il via al concerto.

Chicago Underground, eh sì, se chiudi gli occhi sì, viaggi veramente nei sobborghi di Chicago con le foglie gialle e marroni a terra, se li apri vedi altre cose che fanno molto più male, ma siamo al jazz club di Torino e tutto è lecito. Ridere dei musicisti sul palco è lecito, ridere forse delle debolezze di Mazurek al pianoforte è lecito, intanto si avvicina un ragazzino chiedendomi se desidero un drink, amico, se voglio un Jack mi alzo e vado a prendermelo. Forse sono in un locale di un film di Derrik, con a fianco uomini in cravatta che cenano accompagnati da minigonne fatte a cintura, tacco dodici e argomenti di cui parlare certamente più importanti di quei due tizi sul palco.

Anche le debolezze fanno parte della musica, perchè la musica è come la vita e di debolezze nella vita ce ne sono molte e nella vita di Mazurek ho l'impressione che ce ne siano state svariate. Nell'intervallo l'ho visto fuori dal locale, da solo, a contemplare la pioggia torinese con in mano un ennesimo bicchiere, vuoto. Gli ho aperto la porta per rientrare e mi ha sorriso, sorriso da trombettista.

Energia, fraseggi personalissimi molto elaborati, suono caldo in basso, pungente sull'alto, suona con gli occhi, sempre chiusi, con il viso, con il corpo, costruisce castelli e si inerpica in dialoghi fantastici con Taylor, che suona la batteria facendola cantare, componente africana fortissima nel suo stile.

Ultimo regalo del duo, un sussurro con vibrafono e cornetta con sordina, quando finisce deglutisci pian piano e ritorni alla pioggia, con un ultimo sguardo d'intesa e il sorriso da trombettista.

Mazurek è un musicista che ha delle cose da dire e te lo dice dopo, quando risali in auto e quando ti corichi per riposare, artisti così sono preziosi, magici e intriganti e ne trovo sempre di meno.

Chicago Underground rimarrà nel cuore, non rimarrà nel cuore il jazz club, i musicisti che frequentano il jazz club, i camerieri del jazz club, i quadri e le foto del jazz club, le sedie di acciaio leggero gelido del jazz club, la sensazione di essere morti del jazz club.


diciottesimonovembreduemiladieci