mercoledì 28 febbraio 2007

lontano, lontano...

butto la testa indietro
e osservo il mondo al contrario
il viso della gente al contrario è veramente curioso
le sopracciglia la fanno da padrone
non si distingue più l’aria preoccupata da quella serena

mi rialzo e vedo solo arie preoccupate
ognuno ad inseguire la propria vanità
ognuno ad ottenere una manciata di euro buttata indietro
con la speranza di tornare
quello che eravamo
bambini.

mi ricordo quando mi facevo portare all’aeroporto da mio padre
con l’ a112 elegant bianca
decollavano ed io con loro
e pensavo già allora com’ è facile e veloce perdersi
com’ è facile e veloce non rispondere al telefono
prendere in mano una vecchia fotografia e piangere in silenzio
ed incontrarsi in paradiso fra un po’ di anni
a raccontarsi di come siamo stati bene insieme
ma ognuno aveva le proprie ambizioni
i propri sogni
che non si avverano mai.

mercoledì 14 febbraio 2007

guardi dall'alto

ormai è da diversi anni che sei lassù
e penso che le cose siano andate proprio così
fatalità
oltre i tuoi cari penso che ormai pochi ti ricordino
è proprio così
il tempo cancella
eppure quanti occhi tristi al tuo funerale
quante condoglianze
quante mani fredde.

atterrerò e appoggerò le mie mani sul mancorrente
sporco di tante mani
traballante e in discesa
e scenderò nel grigio del tuo cuore
che pompa fumo di camel morbide senza filtro
quanti tiri deananiani e corse a fari spenti nella notte
quanti amori non corrisposti
quanto gel nei capelli.

il traffico ogni mattina conquista una cellula del mio cervello
e dopo vent’anni avrò settemiladuecento cellule in meno
mi girerò indietro
e lampeggeranno sul desktop i file dei giorni vissuti inutilmente
ognuno di noi avrà un hard disk nel cassetto
pronto ad essere distrutto al momento del giudizio.

ormai è da diversi anni che ti perdi queste chicche di vita
e penso che le cose siano andate proprio così.


venerdì 2 febbraio 2007

noi non sappiamo nulla

tu a pranzo di fronte a me non sei come me.
tu sei handicappato
hai la testa che inizia lieve e finisce grave
hai il corpo che inizia sottile e poi si allarga
e sei accompagnato da un uomo col cartellino al petto.
chissà sei hai una coscienza
vedi la tua immagine riflessa alla finestra e t’incupisci
alzi gli occhi mi osservi
e t’incupisci.

ma capisci?

noi non sappiamo nulla
cerchiamo di tenerci alla larga banda di quel mostro quadrato
forfora e porpora nelle vene che non troviamo
e si passa al collo come cavalli infuriati dalle colpe divine
ah… se dio potesse stringere in mano gli occhi e frantumarli insieme
spremerebbe poltiglia vergognosamente blu
blu come le auto lucide di fatica cerebrale
blu come il doppio petto del funerale
civile dimostrazione di come il nostro mondo sia distante e a sé stante
anche quando vogliamo accorciare le distanze.

noi non sappiamo nulla.